Capolavori in copia, un mestiere d’altri tempi

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Secondo Enzo Jannacci “ci vuole orecchio”. In questo caso viene invece da dire che “ci vuole occhio”, e tanto. Il mestiere del tutto particolare del copista d’autore è uno di quelli che molti artisti hanno praticato nel corso del tempo, contribuendo ad arricchire ville e palazzi nobiliari di dipinti che richiamassero ai grandi autori, ai capolavori della storia dell’arte. Ma oggi ne sono sopravvissuti ben pochi. Sono rimasto così incuriosito dalla presenza in borgo Ss. Apostoli di una bottega d’arte dove Pasquale Naccarato si dedica a questo lavoro, con grande tecnica, come dimostrano le opere esposte alle pareti del suo studio. Un’attività che svolge ormai da una ventina d’anni, con soggetti sia scelti da lui che commissionati dalla clientela. Ma Naccareto ci spiega anche la sottile e fondamentale differenza che esiste tra un copista e un falsario, visto che quest’ultimo lavora occupandosi per primo del supporto su cui l’artista originale ha lavorato, cioè legno, tela o quant’altro, per cercare di riprodurre il dipinto in modo identico e non distinguibile dall’originale. Il copista invece cerca soprattutto di far risaltare la luce presente nell’originale, tradurne il segreto, lasciando meno attenzione a tutti i particolari. Perché in fondo non è che sia indistinguibile quello che conta, ma il modo in cui si è colto lo spirito dell’opera.