Artigianato, i morsi della crisi
e la sfida della nuova Cna Perse 1.100 imprese in 4 anni. Il neopresidente Calistri: si riparte dal credito e una nuova campagna associativa

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Un’erosione progressiva di imprese che bisogna riuscire ad arginare, perché sta portandosi via energie preziose, tradotte in posti di lavoro. La crisi non fa sconti alle botteghe artigiane, che pagano un prezzo salato: le imprese iscritte all’albo ai 31 marzo scorso erano 30.310, contro le 30.599 di dodici mesi prima, cioè 289 in meno, che diventano 1.122 se si prende come riferimento il 2009. E nei primi 90 giorni dell’anno si è andati avanti al ritmo di 12,5 chiusure al giorno, contro le 7,8 nuove aperture. Una tendenza che bisogna invertire, assolutamente, anche attraverso la riapertura di un confronto tra associazioni di categoria, mondo politico e sistema bancario. E’ questo il primo obiettivo dichiarato del neopresidente di Cna Firenze Andrea Calistri, che ha presentato ufficialmente la sua squadra di governo, composta da soli 5 membri contro i 9 del recente passato. Una crisi con cui fa dunque i conti l’artigianato e a cui inevitabilmente non può sottrarsi la stessa Cna, che ora rappresenta 9.440 imprese, contro le 11mila di sei anni fa. Un calo di tessere dovuto alle difficoltà oggettive del comparto, ma in parte anche a “una politica associativa a volte forse non proprio adeguata”, spiega Calistri, che annuncia l’avvio di una nuova campagna porta a porta. “Cna Firenze per dimensioni si piazza al quinto posto in Italia e sul territorio è in grado di offrire servizi di alto livello in modo capillare. Tuttavia – dice il presidente – negli ultimi dieci anni non ha saputo rappresentare al meglio se stessa e quindi le imprese”. E allora avanti, si riparte, pancia a terra, per cercare di restituire forza e dinamismo al sistema di rappresentanza del mondo artigiano, muovendo dalla constatazione che almeno la metà delle 30mila imprese registrate dall’albo ad oggi sembra non risultare iscritta ad alcuna associazione di categoria. Tanti i capitoli da affrontare, a partire ovviamente da quello del credito, per passare alla questione della mobilità urbana e arrivare al ruolo della Camera di commercio. La fiducia c’è, se arrivasse qualche segnale positivo anche dai mercati non guasterebbe. (Maurizio Abbati)

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