Artigianato, quelle nuove scommesse da giocare Cna Firenze festeggia i suoi 70 anni. Le sfide che ci attendono per la ripresa

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Una festa dal retrogusto un po’ amaro, quella che Cna Firenze ha celebrato per i suoi 70 anni. Amaro perché capita in un momento di forte difficoltà per l’intero comparto che l’associazione rappresenta. L’artigianato arriva infatti al 2015 con sulle spalle una striscia pesante di almeno 5 anni di dura crisi. A livello regionale nel 2013 si era registrato un calo demografico di 2.837 imprese artigiane: così che se a fine 2012 si contavano 114.135 imprese, a fine 2013 la conta fatta da Movimprese si è fermata a 111.298. Che significa quasi 8 imprese cancellate al giorno. Se poi consideriamo  che erano 118.826 le imprese artigiane in Toscana a fine 2007, la crisi in un lustro ha fulminato oltre 7.500 artigiani, con la perdita di oltre 22.500 posti di lavoro (la media di addetti nell’artigianato è di 3 per azienda). Ma il calo più forte si è evidenziato nel comparto delle costruzioni, che in questo stesso periodo ha perduto 4.707 imprese. La discesa sembra comunque essersi interrotta nel 2014, o per lo meno è diminuita la pendenza, considerato che molte aziende hanno comunque evidenziato un calo di redditività; ma l’occupazione ha tenuto meglio. E questo potrebbe essere buon indice, anche se per recuperare posizioni bisognerà attendere che gli italiani risollevino la propria capacità di spesa. Il presidente di Cna Firenze, Andrea Calistri, ha parlato di resistenza e reazione da parte delle imprese nei confronti della più grande crisi economica mondiale. Il suo collega al nazionale, Daniele Vaccarino, di nuove sfide da affrontare. Ed è così. L’artigianato per come spesso lo dipingiamo noi è tradizione, ma a dire il vero deve essere allo stesso tempo modernità, capacità di innovare prodotti e linee produttive industriali, capacità di far stare assieme il saper fare e le tecnologie, senza di cui ormai non si può fare a meno. Il mondo sta cambiando. Ci sono interi settori destinati a scomparire o rimanere marginali, altri potenzialmente in grado di generare nuove ricchezze e posti di lavoro. Inutile forse continuare a pescare su fondali dove il pesce non c’è più; meglio levare l’ancora e cercare nuovi lidi. Questo bisogna fare. Utilizzare la forza della tradizione come leva per il cambiamento. Certo servono risorse, che spesso non ci sono; e servono giovani talenti che invece non ci mancano. Mettere le une e gli altri a disposizione delle aziende diventa fondamentale, se vogliamo veramente prendere la strada della ripresa. (Ma.Ab.)


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