Bomba d’acqua su Firenze. Scenari di un’emergenza A rischio esondazione Terzolle, Mugnone, Ema, Greve e Affrico. La mappatura dell’Agenzia di Bacino

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Un inferno d’acqua. Il 9 ottobre scorso su Genova sono caduti in un’ora 130mm di pioggia. Gli effetti di questo diluvio sono stati devastanti, soprattutto per l’incapacità degli alvei fluviali di contenere la piena. Ma se un evento simile capitasse a Firenze, il sistema reggerebbe o c’è da temere una nuova alluvione? E’ la domanda che si è posta l’Autorità di Bacino dell’Arno, che ha effettuato una mappatura proprio per gli eventi estremi, i cosiddetti “flash flood”, fino ad oggi esclusi dal tradizionale monitoraggio e che in effetti per adesso sul nostro territorio sono un fatto piuttosto raro, tanto che per trovare un evento del genere nell’area fiorentina bisogna andare indietro nel tempo fino al 1940, quando sulle Caldine caddero in un’ora ben 100 mm d’acqua. Quello che emerge è un quadro piuttosto preoccupante, e non tanto per la tenuta dell’Arno, che ha le spalle e le sponde abbastanza larghe per disinnescare la bomba d’acqua, ma per i bacini medio piccoli, cioè la rete degli affluenti. Su questi torrenti la portata si troverebbe di punto in bianco raddoppiata rispetto al picco di progetto, cioè a quella considerata nella progettazione delle opere idrauliche. Per cui la vera emergenza verrebbe a determinarsi nel reticolo attorno all’Arno, con particolari rischi per Terzolle, Mugnone, la Greve a Scandicci, l’Ema al Galluzzo e all’Antella, ma anche per l’Affrico, da dove i problemi potrebbero essere causati dal suo tombamento, cioè la copertura, che con le conoscenze in ambito geologico di oggi non verrebbe più consentita. E le aree più a rischio esondazione sono la val di Pesa, la val di Chiana e alcuni tratti del Mugello, a causa della situazione degli affluenti della Sieve. E’ qui, spiega il segretario generale dell’Autorità di Bacino, Gaia Checcucci, che sarebbe necessario intervenire con la protezione civile per gestire lo stato di allerta, avvertendo la popolazione sui comportamenti da tenere e presidiando il territorio. Già, perché prevedere simili fenomeni resta quasi impossibile e difficile è prevenirli, in quanto spesso la costruzione di opere idrauliche sufficienti risulta impensabile da un punto di vista pratico, oltre che costoso. Opere che di solito non sono progettate per i flash flood ma tenendo conto delle medie registrate negli anni, medie in cui fortunatamente episodi del genere non rientrano proprio per la loro singolarità. (Ma.Ab.)

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