Centri impiego inutilizzati. Vi ricorre il 3% di chi cerca lavoro Poche le imprese che assumono personale selezionato dagli uffici pubblici. Rapporto Confartigianato

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Il loro compito sarebbe quello di incrociare domanda e offerta di lavoro, svolgendo così una funzione di indirizzo e di facilitazione sia per le imprese che per chi è in cerca di un posto, magari offrendo opportunità di formazione, sempre finalizzata all’occupazione. Ma se nessuno li usa a cosa servono? E se nessuno li usa, la colpa è di chi se ne dimentica o del loro funzionamento? Domande che sorgono spontanee leggendo il rapporto di Confartigianato secondo cui solo il 2,9% delle imprese italiane assume personale selezionato dai centri per l’impiego. Spesso più per sfiducia che per una verificata e acclarata prova di inefficienza. L’Italia, si sa, ha del resto le sue tradizioni e i suoi costumi, difficili da cambiare. Ed ecco infatti che gli imprenditori preferiscono cercarsi i collaboratori tramite le segnalazioni di conoscenti e fornitori (nel 61% dei casi) e attraverso le banche dati aziendali (24,6% dei casi).

Se questa “riserva” da parte degli imprenditori può anche essere comprensibile, meno è quella degli stessi italiani in cerca di occupazione, che nemmeno il bisogno spinge a valicare le porte degli uffici pubblici di collocamento. Infatti, appena il 3,4% degli occupati italiani si è rivolto ai centri impiego per trovare lavoro. Una percentuale che scende al 2,7% per i giovani fino a 29 anni.

La cosa sconcertante è che questa tendenza non solo permane, ma si acuisce. Secondo l’ufficio studi di Confartigianato, la disaffezione di imprenditori e dipendenti verso i centri per l’impiego è infatti aumentata negli ultimi anni: nel 2010 la quota di imprese che li ha utilizzati si attestava al 6,3% per diminuire al 2,9% nel 2012. In discesa l’utilizzo anche da parte degli aspiranti lavoratori: si è passati dalla quota del 3,9% tra il 1997 e il 2003 all’attuale 3,4%.

Centri impiego senza lavoro, dunque. E questo spinge verso l’alto i costi del personale impiegato negli uffici rispetto ai risultati prodotti, secondo Confartigianato, che ha calcolato il costo per le finanze pubbliche dei 553 centri per l’impiego operanti inItalia e che occupano 8.781 addetti: si tratta di 471 milioni di euro l’anno, cioè 13.391 euro per ciascun occupato a cui è stato trovato lavoro.

Intanto il numero dei disoccupati continua a crescere. Il rapporto Confartigianato rivela che nell’ultimo anno in Italia le persone senza lavoro da almeno 12 mesi sono aumentate del 19,2%, oltre 5 punti in più rispetto al +13,9% dell’Eurozona. Tra il II trimestre 2008 e il II trimestre 2013 la disoccupazione di lungo periodo è più che raddoppiata (+114,7%), con un ritmo superiore di oltre sedici punti rispetto alla media dell’Eurozona (+98,6%).

Un sistema che occorre dunque ripensare, considerata l’importanza che riveste soprattutto in questa fase di crisi il collocamento, unico vero filtro a disposizione di chi è in cerca di lavoro, almeno se si vuole evitare il porta a porta. (M.Ab.)

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