Chianti di vino. Quanto pesa l’economia in bottiglia Varato un provvedimento per limitare i vigneti. Oltre il 70% della produzione va all’estero

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Rosso di vino. E’ un Chianti ad alto “gradimento”, che conferma il suo appeal, vola sui mercati esteri, ma alza le barriere per evitare una proliferazione incontrollata delle superfici vitate a fini speculativi, che potrebbe nuocere al valore del prodotto e del marchio e determinare una sovrapproduzione in grado di impoverire le aziende anziché arricchirle. E’ questo il senso del provvedimento preso dalla Provincia, che ha approvato due atti di programmazione finalizzati proprio a limitare le superfici rivendicabili dei vini Chianti e Chianti Classico. Ben vengano insomma i reimpianti quando ci si trova di fronte a vigneti ormai obsoleti, che non rispondono più alle esigenze di produttività e di qualità, ma niente nuove piantumazioni, perché quando il vento gonfia le vele le imprese potrebbero avere anche la tentazione di destinare e vigneto nuove aree, ma non dimentichiamo che ci sono stati negli anni scorsi momenti davvero difficili, in cui è rimasto nelle cantine anche il 30% del vino. Ed è assolutamente necessario dare di che vivere a tutte le aziende, che quando le vendite calano, contro a prezzi di produzione sempre più elevati, rischiano di diventare non più remunerative e spingere all’abbandono i coltivatori. Una decisione basata sulla cautela e sulla salvaguardia insomma, che non significa essere conservativi. Tanto che è stato approvato anche un provvedimento che mira ad aumentare le rese di uve, portando l’asticella da 90 a 110 quintali per ettaro, al fine di accrescere la produzione, anche se questo vale solo per le aree con oltre 4.200 viti per ettaro.

Un Chianti che dunque si riorganizza, proprio per affrontare le sfide del futuro e conquistare fette sempre più grandi di mercato internazionale, dopo aver fidelizzato gli Stati Uniti, grandissimi importatori, che da soli assieme al Canada assorbono ben il 40% della produzione.

Ma quanto pesano sulla bilancia commerciale ed economica le due denominazioni vinicole? Tanto, anche se è difficile quantificare il numero degli addetti, che comunque per il Chianti potrebbero aggirarsi attorno ai 36mila, suddivisi su 3.600 aziende, che hanno complessivamente un volume d’affari di 350 milioni di euro all’anno e producono 775mila ettolitri l’anno, di cui il 70% destinato all’export, su una superficie di 17mila ettari. Quota di export che arriva addirittura all’80% per il Chianti Classico, che riunisce 1.140 aziende per una produzione di 250mila ettolitri, il 65% dei quali imbottigliato direttamente dal produttore, per un totale di 37 milioni di bordolesi.

Il vino ha il vento in poppa, insomma, ma nessuno dorma sonni tranquilli, perché le crisi sono sempre all’orizzonte e allargare i mercati serve anche a questo, a ridurre il rischio. Attenzione poi alla redditività, elemento assai importante, perché il solo modo per scongiurare l’abbandono e non lasciare i vigneti alle ortiche è che coltivare renda bene. (Maurizio Abbati)

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