Cura del ferro: secondo atto. Se il tram avesse un’anima Partono i lavori e rispuntano le polemiche. Ma perché allo Statuto non pensare al binario unico?

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Cura del ferro: secondo atto. Partono i lavori per la realizzazione delle due nuove linee di tramvia e ripartono le polemiche. Polemiche e dibattiti sull’opportunità della nuova infrastruttura che ci riportano indietro di un bel po’ di tempo, a dimostrazione che poco è cambiato negli umori dei cittadini, in una Firenze dove cambiamento è sinonimo di stravolgimento e confusione a prescindere. In effetti le proteste non si erano sedate per l’affermarsi di un diverso modo di considerare l’avvento del tram, ma solo perché si è atteso così tanto da pensare legittimamente che alla fine non se ne facesse più nulla. Ed ecco invece che si riparte , con una nuova accelerata. 850 giorni per la realizzazione della linea 2, 1.198 per la 3. A far discutere sono sempre i soliti aspetti del progetto, e cioè le parti che interessano le zone dove si rischia di pagare il maggior prezzo per la realizzazione dei binari e dove, giustamente, bisognerebbe prendere in considerazione l’impiego di soluzioni adatte a conciliare il tram con il traffico privato, la salvaguardia delle attività commerciali e persino le alberature, come nel caso di via dello Statuto. Qui, come per la strettoia di Novoli, il doppio binario appare difficilmente sostenibile. Perché non puntare su un tratto a binario unico con fermate intermedie così da consentire lo scambio dei convogli che arrivano nelle due direzioni. E’ vero, si perderebbe un po’ di tempo. Ma se davvero, come si dice, sono al massimo tre minuti, forse il gioco vale la candela. Perché la conservazione del tessuto urbano è importante, soprattutto laddove non ci si trova in situazioni in cui si pensa di poter apportare interventi migliorativi. Finita la fase dei lavori e chiusi i cantieri lo Statuto potrà giovarsi del tram, veder alleggerito il carico da undici che oggi gioca a suo sfavore il traffico. Ma deve allo stesso tempo poter mantenere la sua identità. E’ di questo che il progetto deve tener conto. (Ma.Ab.)

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