Il lunedì nero e i conti
in rosso delle famiglie In un solo giorno concentrate ben 49 scadenze fiscali. Crolla il potere d’acquisto

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Forse non tutti se ne sono accorti, tanto ormai siamo abituati a mettere mano al portafogli. Ma lo scorso 30 settembre abbiamo toccato con un dito… non il cielo ma l’abisso, quello profondo degli oneri a carico di cittadini e imprese. Un black sunday che ha visto concentrate in quelle 24 ore ben 49 scadenze fiscali, svariando dalla trasmissione del modello Unico all’Irap. alle comunicazioni Inps, al modello 730 a credito.

Una selva di scadenze e di pagamenti, ben più aspra e forte di quella dantesca, che ha colpito più o meno tutti: dai dipendenti ai pensionati, imprenditori, artigiani, commercianti, lavoratori autonomi, professionisti titolari di partita Iva, società di persone o semplici Snc, Sas, studi associati, società di capitali o enti commerciali, Spa, Srl, società cooperative. E chi più ne ha più ne metta. Tutte perfettamente e ordinatamente elencate sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Qualche esempio, solo per “gradire”? Unico 2013: presentazione da parte di persone fisiche, società di persone, enti e società di capitali (esercizio chiuso al 31.12.2012); modello 730: scadenza per i dipendenti per comunicare al sostituto d’imposta di non voler versare l’acconto o di corrisponderlo in misura inferiore; bollo auto scaduto ad agosto (salvo regioni con termini diversi); contributi volontari: versamenti 2° trimestre 2013; dichiarazione Irap annuale; dichiarazione Iva: scadenza del termine di presentazione; ravvedimento operoso: scadenza per regolarizzare versamenti di imposta omessi/ritardati/carenti nel 2012; dichiarazione Imu: ultimo giorno per sanare la mancata presentazione della dichiarazione per gli immobili per cui  l’obbligo dichiarativo è nato nel 2012; ravvedimento sprint per sanare i versamenti scaduti il 16 settembre con la mini-sanzione dello 0,2% per ogni giorno di ritardo.

Nel frattempo l’Istat ci racconta che il potere d’acquisto delle famiglie nel 2012 è calato del 4,7%, mentre il reddito disponibile del 2%. E poco c’è da sperare nel 2013, che secondo le stime di Confesercenti chiuderà con un altro calo del potere d’acquisto nell’ordine del 2%. Mentre nel mondo del commercio si fa sempre più buio. Nei primi 8 mesi dell’anno si sarebbero infatti registrate 32mila chiusure nel commercio e 18mila nel turismo. Complessivamente, da gennaio a settembre, si segnala nel commercio al dettaglio in sede fissa un saldo negativo di 14.246 imprese: a fronte di 18.208 nuove aperture e 32.454 chiusure. Soffrono anche le attività di alloggio e ristorazione, che perdono 5.111 attività, con 12.623 nuove imprese e 17.734 cessazioni. E tutto questo prima dell’aumento dell’Iva, che potrebbero far precipitare ancora di più i consumi, passando da quel previsto -2% fino al 4%. Serve una manovra urgente, sì ma salvavita. (Maurizio Abbati)

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