In 5 anni +20mila immigrati
E un giovane ogni 8 anziani Una Firenze sempre più vecchia e multietnica. Ecco come cambiano i bisogni

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Una città piccola, nonostante i suoi fasti che la fanno grande nel mondo. Che continua a invecchiare e crescere costantemente, in modo quasi impercettibile sotto il profilo numerico, grazie solo ai flussi migratori. Firenze non cambia pelle ma il suo tessuto sociale muta, complici appunto la scarsa natalità interna (ormai è scesa a due la media dei componenti per nucleo familiare) e l’apporto dato dall’arrivo costante dei nuovi residenti provenienti da oltre confine. I dati aggiornati al luglio scorso dell’ufficio comunale di Statistica registrano 378.976 residenti, contro i 366.076 di cinque anni fa, cioè del 2008, quando però gli stranieri erano 39.959 contro i 58.639 di oggi, quasi 20mila in più insomma. Un dato che la dice lunga sulla necessità di adoperarsi per favorire l’integrazione ed evitare di accrescere le marginalizzazioni. Ed è grazie agli stranieri dunque se Firenze cresce. Infatti, se dovessimo basarci solo sul rapporto tra nascite e morti il bilancio annuale resterebbe negativo di ben 790 unità. Segno meno che scompare grazie a un saldo migratorio positivo di 3.244 unità.

Città che cresce pian piano insomma, ma che continua anche ad invecchiare. Oggi, per un fiorentino di età compresa tra gli zero e i 14 anni ce ne sono più di 8 over 65.

Più anziani, più stranieri: dati da tener presenti perché fanno capire anche quali sono i bisogni della popolazione da soddisfare. Integrazione da un lato, l’abbiamo detto, e assistenza dall’altro. Politiche irrinunciabili, ma che hanno anche dei costi da sostenere in termini di erogazione di servizi. E in fondo è proprio l’invecchiamento a favorire la migrazione. Non è infatti un caso se sbirciando tra i numeri degli immigrati da paesi come la Romania o il Perù si nota come la presenza delle donne sia superiore a quella maschile, proprio perché spesso la possibilità di lavoro per queste persone che arrivano a Firenze per cercare lavoro sta proprio nell’offerta sempre presente nel ramo dei servizi alla persona, che si coniuga soprattutto al femminile. Ma attenzione, perché la crisi economica porta le famiglie a comprimere le spese anche in questi settori. (Maurizio Abbati)

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