La Concordia rialza la testa
nella lunga notte del Giglio Operazione conclusa alle 4 del mattino. Ma prima di lasciare l’isola passerà tutto l’inverno

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Il Giglio non ha dormito. Nessuno riusciva a staccare lo sguardo dal tratto di mare in cui, sotto le luci artificiali, il contingente internazionale di uomini a cui era stato affidato il compito di raddrizzare la schiena della Concordia recitava il copione mandato a memoria. Perché in casi del genere non si può sbagliare un solo gesto. La nave incagliata da mesi davanti all’isola ha iniziato a ruotare sotto il suo enorme peso, grazie anche alle 56 catene fatte passare sotto lo scavo e fissate al fianco sinistro del relitto. Ciascuna di esse lunga 58 metri e dal peso di 26 tonnellate: un solo anello 205 chili. Ventidue fanno perno sulle undici torri ancorate stabilmente al fondo marino e vengono tese fino allo spasimo grazie a una serie di martinetti idraulici. Per riportare la nave in posizione di galleggiamento serve una forza pari a 23.800 tonnellate.

Verso le 11 il primo fremito: la nave comincia a ruotare. Dopo due ore di sforzi la Concordia cede e una prima porzione della parte sommersa dello scafo si lascia intravedere. Altre due ore dopo la notizia ufficiale: il fondo della nave si è staccato dagli scogli. Alle 16.30 la rotazione raggiunge i dieci gradi, che diventano 13 alle 19. Pian piano riemerge l’intera plancia di comando e si arriva così alle quattro di mattina, quando la nave di fatto ritrova finalmente la sua originaria fierezza, nonostante le ferite evidenti al fianco. Attorno si esulta, il Giglio tira un sospiro di sollievo e si prepara a tornare alla sua tranquillità, perduta il giorno del naufragio. Ma per veder scomparire all’orizzonte la sagoma della Concordia ci vorrà ancora del tempo. Probabilmente solo all’inizio della prossima estate sarà trainata lontano dalle coste dell’isola  per il suo ultimo viaggio verso il porto prescelto per lo smantellamento. Il presidente della Regione Enrico Rossi punta ancora su Piombino, così da generare un indotto economico di cui beneficerebbe la Toscana, rappresentando quasi una sorta di compenso dopo il danno subito. Ma per questo c’è bisogno che il porto, al momento in cui la nave sarà pronta a muoversi, sia già stato adeguato e gli annunciati lavori di ampliamento siano terminati. Altrimenti il viaggio della Concordia potrebbe allungarsi, magari fino a Palermo, o addirittura prendere una rotta che la porti lontana dall’Italia. (M.Ab.)

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