La strada dell’Expo passa da Firenze

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Si è conclusa con un gran successo di presenze e di attenzione mediatica la due giorni fiorentina dedicata all’Expo 2015, che ha visto anche la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Firenze che ha rimarcato in qualche modo il suo ruolo di guida culturale del paese in vista dell’evento milanese. Come ha evidenziato lo stesso sindaco Nardella nel suo discorso, dichiarando di “provare gioia e orgoglio per il fatto che proprio Firenze accolga l’ultimo evento ufficiale prima dell’inizio dell’Expo, in una giornata che ha parlato di Italia, di bellezza, di ingegno, di innovazione, di equità. Questa città è come un distillato di tutti i temi del Padiglione Italia e per questo rappresenta un simbolo dell’Italia nel mondo”. Siamo grati di portare ad Expo la bellezza delle nostre opere d’arte, dei nostri palazzi e dei nostri musei, la creatività degli artigiani, l’ingegno dei nostri scienziati e l’operosità degli imprenditori della moda e di tutta la manifattura, che fanno di questa città metropolitana, una delle più produttive d’Italia. Qui – ha detto il sindaco – creatività, scienza e manualità non si sono mai separate. Nel segno di questo connubio è nata infatti l’idea di realizzare una mostra della più bella collezione di arazzi al mondo, creati su commissione di Cosimo I dei Medici da Pontormo e Bronzino, sulla storia affascinante di Giuseppe figlio di Giacobbe, già inaugurata a Palazzo del Quirinale alla presenza del Presidente Mattarella, e pronta a spostarsi al Palazzo Reale di Milano con l’inizio dell’Expo, per terminare a settembre, qui a Palazzo Vecchio, dove dopo 150 anni torneranno tutti i 20 arazzi disposti nel luogo originario del Salone de’ Dugento. Senza i restauratori fiorentini e romani di oggi, i più bravi al mondo, che hanno lavorato ai venti arazzi per 119.000 ore, e senza le tecnologie più avanzate di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure, oggi forse avremmo perduto parte di questa collezione. Non è anche questa l’immagine di un’Italia laboriosa, che sa unire come nessun altro paese al mondo la creazione di opere d’arte con la capacità di conservarle e restaurarle? Questo saper fare italiano è il cuore dell’Italia all’Expo ed è il risultato di una cultura che ha le sue radici proprio nell’Umanesimo. Guardiamoci intorno, tra Palazzo Vecchio e gli Uffizi viviamo immersi tra gli affreschi del Vasari, le statue di Michelangelo, Donatello, Giambologna e Benvenuto Cellini, i ritratti di Machiavelli, i quadri di Leonardo, siamo nella culla del pensiero umanistico che non ha segnato solo un’epoca, ma un modo di concepire il mondo e che ha portato l’uomo al centro del mondo. È stata un’epoca travagliata e feconda, dalla quale sono scaturite la bellezza, il genio, la tecnologia che alimentano lo stupore di chi viene per la prima volta a visitare Firenze e di chi la vive e non smette mai di meravigliarsi. Per questo, illustre Presidente, cari ospiti, credo che Firenze possa ispirare tutti noi nell’atto di raccogliere una sfida storica, che è dentro l’Esposizione Universale, la sfida di un nuovo Umanesimo, che, dopo aver posto l’uomo al centro del mondo, ci interroga su come possiamo mettere il Pianeta al centro dell’uomo”.

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