L’economia artigiana tocca il fondo. E prova a risalire I dati di Cna Toscana sul primo semestre: su i ricavi ma calano ancora consumi e retribuzioni

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Potrebbe sembrare che l’economia artigiana della Toscana abbia subito una scossa tale da riattivarne la circolazione, se si considerassero i dati relativi ai ricavi in modo assoluto e non relativo, come è opportuno fare. Dati, quelli di Trend, l’analisi congiunturale condotta da Cna Toscana sul primo semestre del 2014, che segnano una variazione positiva del 4,4% dopo una lunga serie di segni negativi. In realtà la storia che questi numeri raccontano è un’altra, quella di una regione che ha chiuso in maniera così negativa il 2013 da essere poi, quasi inevitabilmente, andata incontro a un effetto rimbalzo che l’ha risospinta verso l’alto, ma senza le condizioni perché questa risalita possa affermarsi e confermarsi. A evidenziarlo sono gli altri indicatori, e cioè quelli relativi alla spesa per i consumi, -4,8%, e alle retribuzioni, -12,9%. E poco importa che l’export confermi in suo trend positivo, chiudendo il semestre con un +4,8%, perché il numero delle imprese coinvolte in un processo di internazionalizzazione resta davvero esiguo e la gran parte si alimenta del mercato interno, da tempo asfittico. E’ così che a far segnare le performance migliori in percentuale sono proprio quei comparti usciti con le ossa rotte dal 2013, come le costruzioni: +9,6%. Mentre segnano un forte calo i servizi, sia alle famiglie -3,9%, che alle imprese -8,2% e le riparazioni -7,5%. Il manifatturiero cresce invece da un lato proprio a causa delle costruzioni e dall’altro delle filiere dell’export, come metalmeccanica e pelletteria. Assolutamente meno contraddittori gli indici sulle aspettative degli imprenditori per il bilancio di fine anno, con una previsione di stazionarietà che si spinge in diversi casi alla deflazione e che si manifesta in un calo dei prezzi alla produzione e una contrazione ulteriore del mercato interno. Stesso discorso per il 2015, con un po’ più di rosa che potrebbe però essere solo dettato dalla voglia di continuare a sperare. “In effetti sono dati che non lasciano grandi margini di speranza”, commenta il presidente di Cna Toscana, Valter Tamburini, che  sottolinea un dato inquietante, relativo alla natimortalità delle imprese toscane dal 2007 ad oggi, 9mila circa quelle perdute, con in più il fatto che a imprese strutturate si sono spesso sostituite semplici partite Iva, non altrettanto attrezzate per resistere sul mercato e non in grado di generare occupazione. “E’ necessaria una concreta difesa della base produttiva e del ruolo anche sociale dell’imprenditore artigiano”, afferma Tamburini, che chiede l’attuazione di politiche regionali in grado di “restituire forza e dignità alle piccole imprese, utilizzando anche i fondi strutturali”. E tra le richieste compare quella relativa all’apertura delle gare d’appalto alle piccole imprese, che spesso restano tagliate fuori dai bandi pubblici, mentre si potrebbe procedere a uno spacchettamento che consenta di distribuire il lavoro a più soggetti anziché a un’unica grande realtà. “Altro problema urgente è quello dei Confidi – dice il presidente di Cna – che vanno patrimonializzati se non vogliamo che finiscano per chiudere, o meglio ancora sarebbe procedere alla costituzione di un unico grande consorzio, con il supporto della Regione”. Al di là di tutto insomma l’obiettivo è tornare a garantire lavoro alle imprese, perché la ripresa passa solo da lì. (Maurizio Abbati)

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