Non siamo carne da macello. L’emorragia delle macellerie In provincia ne sono rimaste solo 343. L’appello di Confesercenti

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Salviamo le nostre macellerie. E’ l’appello lanciato da Confesercenti, che rende noto il prezzo che il settore ha dovuto pagare per colpa della crisi e dell’avvento della grande distribuzione. Sono rimaste solo 343 le macellerie nel territorio di Firenze e Provincia, mentre fino a 15 anni fa se ne contavano quasi mille. Insomma, in poco più di un decennio ne sono scomparse circa il 70%. “Il cambiamento dei consumi alimentari, la crisi economica, la crescita poderosa della grande distribuzione, la crisi di vocazioni che ha, di fatto interrotto brutalmente un ricambio generazionale padre/figlio che prima garantiva una certa continuità aziendale: tutti questi fattori – spiega commenta Daniele Guerrini, presidente Assomacellai Firenze – combinati insieme in un mix esplosivo hanno ridotto la categoria ad una ‘quantitè nègligleabe’ da un punto di vista economico e commerciale”. Ecco perché, in concomitanza con l’ottava  edizione di Cuochi e Beccai, tradizionale rassegna per la valorizzazione della carne bovina e dei suoi piatti, che si svolgerà il 12 ottobre a Greve in Chianti, Confesercenti è pronta a lanciare l’appello” #Salviamoinostribeccai#nonsiamocarnedamacello”. Confesercenti chiede anche al governo una rapida approvazione della normativa che giace da tempo in Parlamento, orientata al sostegno delle  cosiddette attività commerciali di “carattere primario” (macellerie, panetterie, spacci alimentari, latterie, ecc) con sgravi di carattere fiscale,  aiuti di carattere economico, progetti di sostegno a start up ed imprenditoria giovanile. E ancora maggiore libertà dai vincoli imposti, tra cui quella di fare somministrazione, gastronomia, prodotti preparati, senza doversi accollarsi spese gravose ed onerose trasformazioni delle attività.

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