Sant’Orsola, pronto il bando. Chi ha idee si faccia avanti La Provincia si prepara a dare l’immobile in concessione. Piano terra pubblico e stop ad alberghi e residenziale

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Sant’Orsola ci riprova ad uscire dal letargo. E cerca un privato che le scrolli di dosso la polvere del tempo e le consenta di diventare quel moderno spazio di socialità e di incontro in cui da tempo i residenti del quartiere e non solo vorrebbero vederlo trasformato. La Provincia, dopo il flop del project, è pronta a presentare un nuovo bando, stavolta relativo a una concessione, che sembra una scelta diversa solo nelle parole ma lo è nella sostanza, in quanto chi vincerà avrà molta più libertà di manovra nella destinazione degli spazi rispetto al tentativo precedente, in cui erano previste soluzioni come la scuola o gli uffici provinciali che stavolta non figurano. Avranno 60 giorni di tempo le imprese interessate all’affare, cioè a prendersi in gestione l’ex convento e avviare un’opera di valorizzazione che lo restituisca a nuova vita. Come? Si accettano proposte. Dalla ristorazione allo shopping, dalla foresteria ad uso studenti a spazi per il lavoro e l’occupazione. Però niente strutture alberghiere o ricettive, e niente abitativo. Inoltre si dovrà tener conto di alcune richieste specifiche a cui rispondere. Ad esempio dovranno essere riaperti tutti e 4 gli accessi alla struttura: via Panicale, Guelfa, Taddea e Sant’Orsola. Inoltre dovrà essere presentato un progetto di valorizzazione del museo  e degli scavi archeologici. E comunque il piano terreno e le corti dovranno restare ad uso pubblico. Ancora, dovranno essere previste attività che permettano un’apertura dell’area interna quanto meno fino a tardo pomeriggio. Vincerà chi presenterà il progetto migliore. L’assessore provinciale Giorgetti spiega anche come si sia tenuto conto delle richieste delle varie associazioni di quartiere. Ad esempio chiedendo a chi vince di mantenere i cantieri aperti e restituire alla città le parti dell’immobile via via recuperate senza attendere il totale ripristino. Inoltre nella commissione giudicatrice, assieme a tre delegati della Provincia, saranno inseriti due esperti esterni. La durata della concessione, così come il canone, saranno parte integrante della stessa offerta. Ma non è finita qui. Perché il progetto dovrà poi passare al vaglio della Soprintendenza. Sarà bene ora rendersi conto che per riuscire a risvegliare Sant’Orsola serve una comunione di intenti che vada oltre contrapposizioni e giochi di ruolo: ente pubblico, associazioni, soggetti preposti alla tutela artistica e investitori privati devono ricordarsi di remare tutti dalla stessa parte. E se si aprisse un confronto tra privati e cittadini per un’affidamento in gestione a questi ultimi di alcuni spazi per Sant’Orsola stavolta le possibilità di risollevarsi sarebbero più numerose. (Maurizio Abbati)

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