Sempre meno soldi in tasca per le imprese del turismo La Toscana ha retto alla crisi, ma stenta a crescere. Lavoro sempre più precario

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La crisi di questi ultimi anni non ha risparmiato nessun settore, ma il turismo almeno in Toscana è riuscito a tenere la posizione, facendosi forza di un brand importante in grado di caratterizzarlo e attrarre sempre nuovi visitatori dall’estero. A differenza di quanto accaduto a livello nazionale, dove la contrazione subita è stata assai più elevata. Ma questo non significa purtroppo che il turismo da noi sia un sistema maturo, anzi dimostra di non avere grandi capacità di evolversi e di giocare soprattutto d’attesa, nella convinzione errata che tanto i turisti da qui devono passarci per forza. Una dimostrazione di questa debolezza del sistema è il dato, evidenziato in una ricerca Ires, sulle imprese del settore, molte delle quali peccano di un evidente “nanismo” per quanto riguarda l’aspetto occupazionale. Ben il 98,2% delle realtà imprenditoriali del turismo su scala regionale ha infatti meno di 15 dipendenti e solo lo 0,4%% ne ha più di 49. Dato simile anche se leggermente migliore per Firenze, con il 95,7% sotto i 15 e l’1,7% sopra i 49 dipendenti. Numeri e situazioni emersi nell’incontro sul turismo organizzato dalla Cgil per fare il punto della situazione su un comparto prezioso per l’economia del territorio. Un altro dato rilevante è quello sulla situazione economico-finanziaria delle nostre imprese turistiche, che se non hanno perso tanto in clientela in questi anni di crisi lo hanno invece fatto per quanto riguarda i ricavi. L’indice Ebitda, che indica i guadagni ante pagamento delle tasse e cioè la redditività lorda, evidenzia come tra il 2007 e il 2011 il comparto alberghiero abbia ceduto 22,4 punti percentuali. A sua volta cresce la parte del fatturato che le imprese devono girare alle banche per appianare i debiti. Dati che lasciano capire come, anche ipotizzando un eventuale mantenimento del tasso di occupazione delle camere, siano calati pericolosamente i proventi. Altro elemento da segnalare è quello dei dipendenti, che in provincia di Firenze tra il 2008 e il 2012 sono aumentati di quasi 3mila unità, passando da 28.191 a 31.251, ma di questi solo 400 hanno avuto contratti a tempo pieno e indeterminato, mentre per gli altri si sono applicati contratti diversi, temporanei o part time. Insomma, si va sempre più verso forme di lavoro precario. L’industria turistica però deve ormai combattere una competizione su scala planetaria e bisogna provare a crescere, sia dimensionalmente che in termini di offerta, per rimanere competitivi. (Maurizio Abbati)

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