Toscani in cerca di lavoro raddoppiati in 10 anni Sono più di 160mila. Calano gli avviamenti e crescono quelli a termine di durata inferiore ai 30 giorni

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Uffici del lavoro, agenzie interinali, annunci sui giornali, concorsi pubblici. E’ un assalto alla diligenza in Toscana per conquistarsi un agognato posto di lavoro. Posto? Ma che dico, basterebbe uno strapuntino, ovvero un contrattino a tempo determinato anche di pochi mesi, tanto per tirare il fiato. Continua a crescere il numero di quanti sono ufficialmente in caccia di un impiego, cioè sono sul mercato senza nient’altro da vendere che non la propria forza lavoro (termine forse ormai desueto). I numeri dell’Istat fotografano una situazione che nella nostra regione si fa sempre più difficile. Basti pensare che in base ai dati di inizio 2013 ci sono 161mila persone in cerca di occupazione, di cui 77mila uomini e 84mila donne. Solo nel 2003 in tutto erano 78mila, con 20mila uomini e 58mila donne. Una popolazione di inattivi praticamente raddoppiata in dieci anni. E purtroppo non ci sono segnali che possono far pensare a un’inversione di tendenza. Lo stesso governatore Rossi già due anni fa aveva avanzato un’oscura previsione, cioè di veder superata presto l’asticella dei 200mila disoccupati.

Buone notizie non arrivano neanche dei centri impiego provinciali di Firenze, che fanno segnare un calo del numero degli avviamenti al lavoro, nei primi dieci mesi dell’anno ridotti di 3.283 unità rispetto allo stesso periodo del 2012. Precipitano in particolare i contratti a tempo indeterminato, che pesano ormai solo per l’11,2% e si sono dimezzati solo negli ultimi 5 anni, mentre aumentano i contratti part-time, che rappresentano il 33% del totale. Con un dato particolarmente significativo a proposito della durata dei contratti: solo il 50% di quelli a termine è superiore ai 30 giorni lavorativi, con oltre 25.000 contratti sottoscritti per un solo giorno e 18.617 conclusi in non più di 7 giorni. Che significa estrema frammentazione e discontinuità di impiego e quindi di redditività. E con un presente così difficile da affrontare, pensare a costruirsi un futuro per i giovani diventa impossibile. Mentre per i più stagionati, quelli che non sono riusciti a “nuotare” fino alla boa della pensione, si fa ancora più dura. (Maurizio Abbati)

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