Calamite per i capitali stranieri E quelli di casa nostra? Agevolazioni per chi fa impresa, tagli ai costi imposti dalla burocrazia: come migliorare la qualità dell’accoglienza

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Attrarre capitali stranieri per far ripartire la Toscana e determinare una nuova crescita economica. E’ questo l’obiettivo che la nostra regione deve prefiggersi, secondo quanto emerso da un incontro promosso in questi giorni da Confindustria Toscana con la Regione. Insomma, continuare a seguire la strada già tracciata anche negli ultimi anni, quelli che hanno visto, malgrado la crisi, passare da 300 a 450 le multinazionali presenti sul nostro territorio e i loro fatturati salire da 300 a 400 milioni annui. Certo che per esercitare una simile attrattiva non basta una calamita, nemmeno se si tratta di quella di un territorio in cui si fondono tradizione, cultura, ambiente e saper fare. Servono facilitazioni per le imprese, tempi rapidi e certi da parte delle pubbliche amministrazioni e dello Stato, livelli di pressione fiscale diversi da quelli attuali. Insomma, bisogna crescere ancora in qualità dell’accoglienza. Ma tutto questo non vale solo per le imprese straniere. Anzi, forse bisognerebbe cominciare ad agevolare proprio quelle italiane. Così da attrarre i capitali di casa nostra, che ci sono ma spesso restano bloccati o sono impiegati in altri modi, perché fare impresa risulta difficile, come una corsa ad ostacoli. Sono gli imprenditori toscani quelli da chiamare in causa per primi, quelli che avrebbero anche desiderio di impegnarsi e creare lavoro qui, a casa loro, ma temono di scendere in campo. E non per la variabilità dei mercati, ma per l’invariabilità della nostra burocrazia. (Ma.Ab.)

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