Una fiammella di speranza nella ”Notte dei ricercatori”In migliaia costretti al lavoro precario. Torna l’iniziativa per promuovere la cultura scientifica

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Si accendono le fiammelle della speranza nella “Notte dei ricercatori” a Firenze. Fiammelle accese per salvare il lavoro spesso oscuro di tanti, che hanno scelto di dedicare la loro vita alla ricerca nei settori più disparati e vanno avanti perlopiù senza certezze per il futuro sotto il profilo occupazionale ed economico, costretti al precariato. Proprio i ricercatori sono il perno dell’iniziativa riproposta anche quest’anno e che prevede per venerdì 26 settembre più di 50 diverse attività aperte a tutti, tra presentazioni e visite guidate, con tanto di cortile della scienza nell’atrio del rettorato. Ricercatori che sono un motore prezioso anche per l’Università di Firenze, tra i partecipanti all’iniziativa (con Accademia delle Belle arti e Conservatorio Cherubini), che da sola ne conta quasi 700 con contratti a tempo determinato e indeterminato, mille come assegnisti di ricerca e altrettanti come dottorandi di ricerca. “La nostra preoccupazione – ha detto il prorettore alla Ricerca dell’ateneo, Elisabetta Cerbai – è di non poter accrescere il patrimonio della ricerca, anzi vederlo diminuire”. E ha lanciato un grido d’aiuto, affinché i ricercatori non vengano abbandonati. “Il problema non sta tanto nelle istituzioni pubbliche – ha spiegato – ma nel sistema privato, da cui purtroppo c’è poca domanda di ricercatori, poiché non ne viene riconosciuto il valore”. Ma senza ricerca, senza rapporto tra università e mercato, non c’è innovazione e si resta al palo. Quel palo a cui oggi molti nostri giovani si sentono legati. (Ma.Ab.)

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