Una pizza tacco 12. In centro più ristorazione e meno moda Resiste solo chi guarda al turismo. Fatturati -21% in 7 anni. Confesercenti: un progetto per guardare al futuro

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Cambiare per non morire. L’identikit del commercio fiorentino mostra una realtà di imprese che mutano pelle per adattarsi alle nuove esigenze dei consumatori e individuare diverse fasce di utenza in uno scenario di crisi che ha colpito il cliente tradizionale. L’Osservatorio di Confesercenti evidenzia infatti come, a parità sostanziale del numero delle imprese attive tra il 2009 e il 2014, ci siano stati comparti andati incontro a un forte impoverimento sia numerico sia per quanto riguarda i fatturati, mentre altri hanno migliorato il loro posizionamento e sono sostanzialmente cresciuti. Quali è presto detto: segno positivo per tutte le attività connesse direttamente al turismo, come bar ristoranti e alberghi, negativo per tutti gli altri. Una situazione che determina un costante riadattamento dell’offerta commerciale dei nostri centri storici, dove la presenza di alimentare e moda è sempre più ridotta a vantaggio della ristorazione. E addirittura paninerie, pizzerie e bar rischiano di trovarsi perfino con un surplus di offerta rispetto alle reali esigenze di un turismo che dunque la fa da padrone a discapito della residenzialità. Tutto ciò di fronte a un fatturato che dal 2007 ad oggi è sceso di oltre il 21% e a una rigenerazione costante delle imprese, che nascono e spesso muoiono in un brevissimo arco di tempo, tanto che ogni anno ruota circa il 20% delle imprese. “La situazione non è complessivamente negativa, ma presenta sfaccettature diverse – commenta il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi -. Veniamo da 5 anni di una caduta libera che sembra finalmente essersi arrestata a livello numerico, ma la tenuta in realtà viene garantita dal solo turismo. Certo è che di fronte a una situazione economica del genere non si può restare a guardare e limitarsi a dare i numeri. Per questo come associazione vogliamo presentarci alle amministrazioni locali con un progetto di sviluppo, per far capire chiaramente cosa possiamo fare per il territorio. Un progetto articolato su tre momenti, che illustreremo entro la primavera. Il primo è lo sviluppo urbano, compresi spazi commerciali, viabilità e accessi. Il secondo, le aggregazioni di imprese, prevedendo una riprogettazione dei centri commerciali naturali e una loro rivalorizzazione attraverso eventi attrattivi. Tanto che entro l’estate ne saranno programmati oltre 200. Il terzo fondato sull’innovazione. Porteremo a Firenze alcuni ricercatori del Mit di Boston perché ci aiutino a capire come cambia il commercio con le nuove tecnologie e tecniche di vendita”. C’è una Firenze che cambia, insomma, nel bene e nel male, e a questo cambiamento deve coincidere una riorganizzazione complessiva dell’offerta. Del resto il cliente, soprattutto nei centri storici, parla sempre più straniero ed ha esigenze diverse da quelle dei fiorentini. C’è un rischio: quello di musealizzare sempre più la città. Ma questo è un altro problema, che compete agli amministratori più che ai commercianti, anche se li tocca da vicino. (Ma.Ab.)

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