I professionisti e lo smart working

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Studi professionali e ricorso allo smart working al centro di un’indagine condotta dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni a fine 2021.

L’utilizzo dello smart working nella fase della pandemia ha interessato il 58% degli studi professionali: il 24% dichiara di utilizzare ancora oggi tale strumento, mentre il restante 34% dichiara di averlo utilizzato solo nel periodo del lockdown. In pratica dunque 1 su 4 conferma la volontà di adoperare lo smart working anche dopo la pandemia.

I vantaggi riscontrati dai dipendenti degli studi professionali sono principalmente la riduzione dei tempi e costi di spostamento (78,8%) e il migliore bilanciamento della vita lavorativa con quella personale e familiare (50,9%). Il 43% di essi ha riscontrato anche una maggiore produttività e responsabilizzazione. I lati negativi si riscontrano nel senso di isolamento e solitudine (31,3%) e nella percezione di un aumento del carico di lavoro (24,4%) e dello stress (23,7%). Più del 20% dei dipendenti segnala criticità legate a situazioni familiari o abitative non adatte, quali il poco spazio a disposizione e la presenza di altre persone in casa.

Anche tra i liberi professionisti la riduzione dei tempi e dei costi legati agli spostamenti casa lavoro costituisce il vantaggio principale, seguito dall’apprezzamento in merito alla flessibilità degli orari. In generale, i giudizi dei liberi professionisti sui vantaggi dello smart working sono però assai più tiepidi rispetto a quelli dei dipendenti. Infatti, i professionisti associano il lavoro da casa a una diminuzione della produttività piuttosto che a un aumento della stessa e vedono peggiorare la comunicazione. Inoltre, il 70% dei datori di lavoro evidenzia difficoltà legate alla strumentazione e agli aspetti organizzativi; una percentuale simile a quella rilevata tra i dipendenti.

“Lo smart working è stato per molti studi professionali anche qui in Toscana una specie di scoperta arrivata con l’emergenza sanitaria, in quanto prima in pochi la attuavano. All’inizio ci sono stati problemi non indifferenti nell’organizzazione – spiega il presidente di Confprofessioni Toscana, Ivo Liserani – ma poi ci siamo accorti come questo modello, se ben integrato, possa rivelarsi valido per l’ottimizzazione del lavoro. Certo si rivela assai più utile all’interno di uno studio professionale con dei dipendenti che per un libero professionista. Sicuramente alcuni decideranno di non tornare indietro, anche se forse serve maggiore responsabilizzazione in chi lavora da remoto, così come sono necessarie forme contrattuali che consentano in qualche modo di poter stabilire dei livelli di produttività. Comunque non si può pensare di sostituire del tutto il rapporto diretto”.