Quattrocento metri d’inferno
Maledetto giro di pista Lo sviluppo del Vespucci si blocca di nuovo. Enrico Rossi: ”Dio fa perdere la ragione a quelli che vuole rovinare”

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Quattrocento metri: un solo giro di pista, di quelli che ai golden gala di atletica leggera si fanno in meno di 45 secondi, e che ora può bastare a far saltare la pista. Quella dell’aeroporto però, che Firenze attende ormai da molti anni. Dove non si può correre con le scarpette chiodate, ma da dove dovrebbero decollare gli Airbus 320 o i Boeing 737/800, giganti dei cieli che non riescono a sollevare le ali da quella attuale, con i suoi risicati 1.400 metri. Ben diverse le cose sarebbero se si riuscisse a realizzare quella parallela (o quasi) all’autostrada: duemila metri che offrirebbero tutte le garanzie di uno sviluppo in termini di sicurezza e passeggeri. Quei duemila metri che hanno logorato il consiglio regionale, provocando spaccature e scissioni all’interno del gruppo del Pd, ma hanno anche fatto insorgere intere comunità locali, come a Prato, che si è sentita minacciata da quella striscia d’asfalto che porterebbe sopra la sua testa gli aerei. Una ferita ricucita a fatica, ma non ancora risarcita, sempre sul punto di riaprirsi, perché una cosa è vincere, un’altra convincere. E se la tesi del presidente Rossi su una necessità di adeguamento del Vespucci ha vinto, certo non ha convinto tutti. Così, quella imprevista uscita di Enac, che ha rilanciato parlando della necessità di un ulteriore allungamento della pista fino a 2.400 metri, per rendere produttivo un investimento da almeno 150 milioni di euro e veramente competitivo lo scalo, rischia ora di far saltare tutti gli equilibri a fatica mantenuti. E se sotto il profilo tecnico l’indicazione arrivata dall’Ente nazionale dell’aviazione può avere un senso, sotto quello politico appare deflagrante.

Tanto che a mettere le mani avanti e stoppare seccamente Enac è stato lo stesso governatore. “Leggo che si vuole allungare ancora, oltre i due chilometri previsti dalla variante urbanistica, la pista aeroeportuale di Firenze – scrive Enrico Rossi su facebook – contraddicendo gli impegni presi e stravolgendo l’equilibrio ambientale sull’area e quello di mercato con Pisa. Insomma, provano a forzare un equilibrio che con tanto impegno e serietà abbiamo raggiunto. Una volta ho detto che se non si fossero rispettati i vincoli posti dalla Regione c’era il rischio che nell’area aereoportuale si sarebbe finito col seminarci le patate. La frase sembrò a taluni eccessiva e un po’ pedestre. Così ora, fresco di una rilettura, avviso in latino i naviganti: ‘quos perdere vult, Deus dementat’. La pista dell’aeroporto o sarà di 2.000 metri o non sarà; come d’altra parte avevamo concordato con Enac, la quale ci aveva pure scritto che quella lunghezza andava bene”. “Dio fa perdere la ragione a quelli che vuole rovinare”, ecco il senso di quella citazione latina che rende bene l’idea della necessità assoluta di rispettarli, quegli equilibri così fragili che pochi metri potrebbero far precipitare.

Certo, a buona ragione, per il Vespucci si può parlare di sviluppo condizionato, e non dalle regole di mercato. Ragione vorrebbe che la decisione sulla pista fosse legata a concrete possibilità di crescita economica, alla fattibilità di un incremento del numero di voli e di passeggeri che rendano sostenibile l’investimento. Ma non è così. Ci sono altre ragioni. Perché c’è lo sviluppo di Peretola presenta anche un costo sociale e ambientale oltre che economico, che va considerato.

Una vecchia canzone popolare diceva: “Babbo non vuole, mamma nemmeno, come faremo a fare l’amor”. Saggezza – ed osservanza delle regole – d’altri tempi. (Maurizio Abbati)

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