Travolte dalla crisi in 3 mesi 971 imprese artigiane Avvio di 2015 negativo. Tamburini (Cna): ”Dal 2008 al 2014 persi 28mila posti di lavoro”

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Se il vento di ripresa sembra aver iniziato a soffiare sull’economia italiana, a quanto pare per le imprese toscane dell’artigianato è ancora bonaccia. Insomma non si muove una foglia. Una situazione di staticità dell’economia che ha determinato un avvio di 2015 ancora difficile, tanto che nei primi tre mesi sono cessate dall’Albo Artigiano 3.769 imprese, mentre  le nuove iscritte sono 2.798 (dati Movimprese), con un saldo fra nate e morte di -971 imprese. Artigianato che dunque continua a perdere posizioni e posti di lavoro. Con un comparto che più degli altri appare penalizzato, cioè le costruzioni, che da gennaio a marzo ha perduto altre 674 imprese. “I numeri certificano il tributo che le imprese artigiane hanno pagato, e continuano a pagare, alla crisi. Un disastro. Dal 2008 al 2014 – commenta Valter Tamburini, presidente Cna Toscana – è stato un bollettino di guerra: la crisi ha messo al tappeto 9.335 artigiani con la perdita di circa 28.000 posti di lavoro, una decimazione che ha coinvolto tutti i settori, dall’edilizia ai trasporti, dalla manifattura ai servizi. Purtroppo i dati del primo trimestre 2015 confermano le nostre preoccupazioni: la crisi continua a mordere”.  “Con un fatturato 2014 di 6 miliardi di euro circa, l’artigianato toscano comunque rappresenta ancora la base fondamentale per l’economia della nostra regione. Riduzione del carico fiscale, semplificazione burocratica, promozione, accesso al credito – prosegue Tamburini – sono sempre i punti cardine per il nostro comparto e, insieme a questi, innovazione, ricerca e accelerazione delle opere pubbliche. Alla Regione chiediamo una politica economica orientata a valorizzare il nostro vero patrimonio produttivo, le piccole imprese, con incentivi per le reti, l’internazionalizzazione e l’innovazione; inoltre sostegno ad Artigiancredito Toscano, che ha svolto il ruolo fondamentale di ammortizzatore sociale per le piccole aziende in difficoltà. In assenza della garanzia, l’accesso al credito sarebbe precluso alla quasi totalità delle micro e piccole imprese, con conseguenze facilmente intuibili in termini di crisi aziendali e di chiusure”.

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