Emorragia di imprese per il commercio

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Una vera e propria emorragia. L’anno della pandemia si chiude in profondo rosso per il terziario in Toscana: solo il commercio ha perduto quasi 1.400 imprese rispetto al 2019; 7.500 sono ormai a un passo dalla fine e, dopo lo stop di marzo al blocco dei licenziamenti, un dipendente su cinque rischia di perdere il posto di lavoro. Un contesto drammatico, che si accompagna al crollo dei ricavi (scesi di oltre il 60% quelli di turismo e pubblici esercizi) e, naturalmente, della voglia di fare impresa (natalità al -20%). 

A scandire i numeri che descrivono il 2020 come vero “annus horribilis” del terziario toscano è l’ultima indagine semestrale condotta da Format Researchper conto di Confcommercio Toscana. “Qualcuno sta vivendo una lunga agonia: si regge in piedi tra ristori statali, proprie risorse e prestiti in banca – dichiara la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini – tutto pur di resistere e vedere come andrà a finire, nella speranza che arrivi presto una ripartenza dopo la fine del piano vaccinale. Anche perché, a volte, chiudere ha costi proibitivi. O meglio, richiede una liquidità immediata che ora è merce preziosa, per saldare i debiti con banche e fornitori, pagare i Tfr ai dipendenti, sistemare ogni passaggio burocratico”. 

Preoccupano, quindi, le circa 7.500 imprese “zombie” tenute in vita dai ristori, ma di fatto inattive, che secondo Confcommercio Toscana potrebbero tradursi in altre cessazioni entro il 2021.