L’Arno 50 anni dopo l’alluvione mette ancora paura Molti i lavori fatti, ma un’esondazione causerebbe ancora oggi danni per 5 miliardi di euro, escluse le opere d’arte

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Arno, un nastro d’argento ma anche una minaccia che ogni volta che la pioggia si fa intensa torna a manifestarsi per i fiorentini, che dalle spallette del fiume guardano giù sospettosi. E giustamente, dopo il terribile evento del 1966, considerato che ancora oggi si continua a ripetere che il fiume deve essere messo in sicurezza, a sottolineare come le opere di protezione ancora non siano state del tutto realizzate. Ma cosa è cambiato allora, da quel 4 novembre di 49 anni fa? Molto a dire il vero, anche se un evento come quello del ‘66 metterebbe di nuovo in ginocchio la città. Intanto, c’è da dire che con l’abbassamento delle platee del Ponte Vecchio che fu realizzato negli anni ’70, oggi nel centro fiorentino per un evento tipo quello di allora esonderebbero non più di 5-6 milioni di metri cubi di acqua contro i circa 70 milioni. La capacità del fiume a Ponte Vecchio, che rappresenta il punto più critico, nel 1966 era di 2500 mc/sec. Oggi nello stesso punto la capacità è di quasi 3300 mc/sec. Secondo uno studio dell’Università e dell’Autorità di bacino, nel caso di un’alluvione, il danno alle attività produttive sarebbe nel solo centro storico pari a 2,7 miliardi di euro, mentre in tutta Firenze a circa 5 miliardi di euro. E questo senza considerare il patrimonio artistico e le eventuali vite umane. Maggiore sicurezza però non si potrà avere, almeno fino a quando non saranno terminate le opere previste a monte di Firenze, come le casse di espansione di Figline, e a valle, come quella dei Renai. Oppure l’ampliamento della diga di Levane.

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