Primarie sì, preferenze no. Un diritto di scelta a singhiozzo E in consiglio regionale il Pd si lacera sulla legge elettorale

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Si può essere a favore delle primarie e contro le preferenze? A dire il vero appare una contraddizione. Eppure il partito che si è fatto forza delle primarie, usandole come scudo della democrazia e portando alle urne per scegliere il suo segretario più di 3 milioni di italiani, potrebbe essere ricordato come l’autore principale della riforma elettorale che ha messo nel cassetto le preferenze. E non è un caso che il Pd si sia spaccato in consiglio regionale, quando a qualcuno è venuto in mente di avanzare una mozione per il ripristino delle preferenze nella legge nazionale, guarda caso nel momento della sua approvazione. Perché sarà pure una questione di forza maggiore, una rinuncia fatta per compiere un importante passo in avanti e approvare la riforma, un fare di necessità virtù, ma chi si propone di rinnovare la politica forse non dovrebbe adeguarsi.

Illustrando la mozione in Consiglio, Tognocchi (Pd) ha sottolineato che la legge in approvazione in Parlamento prevede liste bloccate su piccoli collegi “proprio come la legge elettorale toscana che noi ora ci accingiamo a cambiare e che ha provocato danni evidenti”. Per Gianluca Parrini (Pd), uno dei firmatari della mozione, “si tratta di una versione peggiorata del Porcellum, che non ne risolve molte criticità. Credo che il diritto di preferenza, ad esempio, sia l’unica possibilità reale che i cittadini hanno di scegliere il proprio rappresentante”.

Nessuno pensa che un parlamentare o un consigliere regionale eletto sia necessariamente più virtuoso o capace di uno nominato. Ma è una questione di libertà di scelta, che favorisce la rappresentatività. Cioè rende più facile delegare a qualcuno il compito di rappresentarti. E in fondo è difficile togliere la fiducia a qualcuno a cui non si è mai concessa. (Ma.Ab.)

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