Giuseppe Poggi, per ogni rivoluzione ci vuole coraggio Una mostra dedicata all’architetto che stravolse Firenze negli anni della capitale

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Trasformare la culla del Rinascimento nella nuova capitale del Regno d’Italia. Un lavoro non facile quello che si assunse l’architetto Giuseppe Poggi, a cui venne dato l’incarico di ripensare l’intero sistema città, così da poter diventare il fulcro della scena politica dopo l’unificazione e unificare anche culturalmente un paese che ancora non esisteva, nemmeno sulla carta. A guardare la Firenze di oggi, osannata dai turisti, si potrebbe pensare che alla fine dei conti fosse sufficiente dare una ripulita generale, viste le magnificenze ereditate dall’era medicea e dei Lorena. Ma non fu così. Firenze nel 1860 era una città che viveva ammassata attorno al suo centro storico e soffocata dalle vecchie mura, con le sue bellezze nascoste da schiere di casupole e edifici venuti su senza alcun ordine e regola. La viabilità era più che carente. Il sistema abitativo assolutamente insufficiente a far fronte alle esigenze di una città con una popolazione in crescita. Quella che Poggi iniziò nel 1864 fu dunque una vera e propria sfida, che intraprese con lo sguardo rivolto alle grandi città europee, Parigi soprattutto. Ed è da lì che prese le mosse ridisegnando Firenze. Come si capisce bene dalla scelta di creare degli ampi viali di circonvallazione sorti grazie all’abbattimento delle mura, di cui rimasero come testimonianza solo le porte, a far bella mostra di sé nelle ampie piazze della Libertà e Beccaria. Viali che dovevano servire a garantire una migliore mobilità, ma anche a fare da trait d’union tra la città vecchia e quella nuova, che in quegli anni cominciò a sorgere proprio a ridosso della nuova ampia strada e pensata soprattutto per dare dimora alla borghesia più facoltosa, fatta di edifici dalle ampie facciate. Anello dei viali che Poggi volle completare passando anche per la rive gauche, dove forse dette il suo meglio creando il viale dei Colli, che ha il suo culmine nel piazzale Michelangelo. Ma il lavoro più difficile, per la necessità di trovare un equilibrio tra moderno e antico, fu forse la riorganizzazione del centro storico. E qui l’architetto si fece forse prendere un po’ la mano, soprattutto quando volle eliminare del tutto il Mercato vecchio per dare vita a una nuova ampia piazza, ora ribattezzata della Repubblica, proprio in stile 800. Mentre i banchi dei mercanti furono spostati nella vicina San Lorenzo. Fu in quegli anni che nacque anche il primo insediamento del Campo di Marte, pensato per le attività militari e poi diventato centro sportivo. Ma Poggi non si risparmiò e comprese che una città moderna ha bisogno anche e forse soprattuto di un piano di regimazione delle acque, di una rete fognaria, di una rete ferroviaria. Certo, nel vortice di una vera e propria rivoluzione urbanistica di errori ne sono stati fatti, ma quello del Poggi resta sicuramente il piano più coraggioso e determinante vissuto dalla città nell’era moderna. Per questo era doveroso, in occasione dei 150 anni di Firenze capitale, dedicargli una retrospettiva, allestita presso l’Archivio di Stato, dove resterà aperta fino al 6 giugno. Un’occasione per fare il punto sulle trasformazioni urbanistiche, ma anche sociali ed economiche, di Firenze negli anni ’60 dell’Ottocento. E capire lo spirito che aveva guidato l’architetto fiorentino, senza il quale oggi ci troveremmo di fronte a una Firenze diversa. Difficile dire se migliore o peggiore, ma quel che è certo è che tutte le grandi trasformazioni sono passate attraverso un atto di coraggio. Quello che a volte negli ultimi tempi ci è forse mancato. (Ma.Ab.)

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