Il caro-caffè è servito
Estate calda in tazzina Bar pronti a sforare il muro dell’euro. Dieci o venti centesimi di aumento in vista

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Un’occasione per smettere. Stavolta non si tratta di sigarette e di fumatori, ma dei viziosi del caffè, che da qui al prossimo autunno devono prepararsi a sentirlo un po’ più amaro, e non basterà aggiungere altro zucchero per far passare quel sapore, che tornerà subito al palato quando si metterà mano al portafogli, davanti alla cassa. Il conto alla rovescia è iniziato. Anche a Firenze, di qui a poco, infatti la tazzina di caffè scavalcherà l’asticella di un euro davanti alla quale si era a lungo fermata, come una soglia da non oltrepassare per evitare un effetto boomerang sugli affari, considerato anche il periodo di magra. Una soglia che però adesso non tiene più, a causa dei continui rincari del prodotto all’ingrosso, ma soprattutto della manodopera e delle tasse, a cui invece di paletti sembra non volerne mettere nessuno. E attenzione, perché il caffè non sarà che uno dei prodotti destinati ad andare incontro all’aumento, in buona compagnia di cappuccini, ma soprattutto paste e brioche, per un rincaro medio del costo della colazione di una quarantina di centesimi, sempre se ci si ferma a un solo pezzo dolce: 1,20 per il caffé e altrettanto per la pastarella.
«Siamo riusciti a lungo a frenare la tendenza al rialzo dei prezzi chiedendo alla categoria di fare sacrifici in una fase di calo dei consumi – spiega il presidente di Fipe Confcommercio Toscana, Aldo Cursano – ma ora siamo sottocosto e non possiamo chiedere altri sforzi, in particolare davanti a un costante aumento dei costi di gestione. Capisco pertanto chi per necessità si vede costretto, e vorrei sottolineare questo termine perché certo non è una decisione indolore, ad adeguare i prezzi al costo della vita. Del resto tradizionalmente il prezzo della tazzina è stato ancorato a quello del quotidiano e del biglietto dell’autobus, e oggi entrambi costano un euro e venti». L’aumento appare pressoché certo, insomma, tanto più se dovesse alzarsi l’Iva, mentre incerta è la scadenza, non trattandosi di una tassa, anche se per i consumatori del caffé tale potrebbe rivelarsi. «Ci sono già stati alcuni casi di aumento in città – prosegue Cursano – ed entro l’estate potrebbero essere in molti a prepararsi all’adozione dei nuovi prezzi,che perlopiù potrebbero entrare in vigore da settembre».
«L’aumento sarebbe necessario, ma spero che non ci sarà e soprattutto che possa non essere generalizzato, perché il nostro messaggio ai commercianti è quello di tenere botta, anche se ovviamente siamo in attesa di capire cosa accadrà con l’Iva, perché un punto in più incide per il 5% sull’aumento dei costi gestionali. In questo caso ad aumentare non sarebbe certo solo il caffè». Spera ancora di riuscire ad evitare l’aumento, il presidente regionale di Fiepet Confesercenti, Santino Cannamela, consapevole però che potrebbe trattarsi soltanto di un rinvio, magari a breve scadenza. «L’incidenza delle sole utenze su un’azienda media per i pubblici esercizi è oggi di 40-50mila euro l’anno, tra rifiuti, luce, gas, acqua e via dicendo. Un aumento dell’Iva inciderebbe a cascata anche su tutte queste spese. Ma anche se l’Iva dovesse rimanere al 21% sarà dura continuare a sostenere tutti questi costi tenendo fermi i listini dei prezzi». (Maurizio Abbati)

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