L’Unesco a Firenze. Come sopravvivere al turismo Al via il Forum mondiale sulla cultura. Un’occasione per ripensare la città

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Contegno, per favore. Non siamo sotto esame, ma sicuramente è una di quelle occasioni in cui Firenze deve indossare l’abito migliore. Al via, proprio sotto la Torre di Arnolfo, la terza edizione del Forum mondiale Unesco sulla cultura e le industrie culturali. Unesco di cui Firenze fa parte dal 1982 come città patrimonio dell’umanità. Un evento importante, visto che è previsto l’arrivo in città di 300 rappresentanti dei settori pubblici e privati del mondo culturale, riuniti per confrontarsi sul valore della cultura, cioè sulla sua possibilità di essere sorgente di sviluppo. E anche di ricchezza. Un tema su cui sicuramente c’è da riflettere,quello della valorizzazione della cultura, intesa non solo come patrimonio statico, da difendere dalle intemperie e dal passare del tempo, ma anche come investimento, cioè come valore aggiunto per l’economia. E in questo senso bisognerebbe anche porsi la domanda se conservazione e sfruttamento turistico a volte non siano pericolosamente conflittuali. Città soffocate dal turismo, incapaci di gestire i flussi incessanti di visitatori, assediate dai pullman, sottoposte all’usura di migliaia e migliaia di persone che fotografano, sfiorano, si appoggiano, siedono, bivaccano. Firenze da questa situazione purtroppo non può chiamarsi fuori. Nelle strutture ricettive della provincia si parla di un flusso di quasi 2 milioni di arrivi nei soli primi sei mesi dell’anno, destinati a raddoppiare nel secondo semestre. Di quasi 6 milioni di presenze, sempre in 6 mesi. Sempre restando ai dati ufficiali e senza contare i “giornalieri”, quelli che arrivano al mattino e se ne vanno a sera. Certo non si può pensare davvero di applicare il numero chiuso a tutta la città, ne è ipotizzabile la creazione di zone ad afflusso limitato, ad esempio istituendo posti di blocco tutt’attorno a piazza Signoria. Oppure penalizzare il cosiddetto “mordi e fuggi” per fare spazio al “turismo buono”. Tutt’al più lo possiamo fare creando percorsi differenziati laddove ci sono accessi a pagamento, con file lente e file veloci, come accade altrove. Anche se così si andrebbero a colpire fasce della popolazione come i giovani, in cui la sete di cultura va di pari passo con la fame di soldi e quindi la penuria di risorse. Qualcosa bisogna però fare. A cominciare da una migliore gestione della pulizia e dell’igiene nelle ore serali e notturne, per non lasciare la città nelle mani di chi la brutalizza. Ma servono anche strumenti moderni di gestione turistica; partendo da un urban center che possa essere centro accoglienza e indirizzo, con aree per il relax e la visione di video illustrativi. Un po’ come punta a fare l’Opera del Duomo. E lo spazio ci sarebbe anche: l’ex tribunale di San Firenze, che verrà tra l’altro adoperato a livello promozionale per l’Expo. Bisogna poi rivalorizzare i percorsi turistici alternativi. Come l’Oltrarno, denso di tesori, ma senza un cartello che indichi come raggiungere Santo Spirito, o il Carmine, e racconti il fascino di quei vicoli. Insomma il turismo va coltivato, ma come per un olivo – e qui siamo nella patria dell’olio – vanno anche potati i rami per evitare che nell’intrico si perdano i frutti, o tutto finisca per seccare. (Ma.Ab.)

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