“Sorelle Materassi”, la vita che sorpresa ragazzi

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Uno spicchio della Firenze perduta, ancora viva solo negli echi dei nonni e dei più anziani, di quella buona dose di saggezza che nella vita ci vuole sempre, dell’ironia pungente, dei motti, delle battute salaci e anche di un’apparenza da rispettare. “Sorelle Materassi” resta un vero capolavoro, di cui dobbiamo ringraziare uno come Aldo Palazzeschi che a sperimentare non ha mai rinunciato, eppure ci ha offerto un testo capace di diventare un classico, ben dosato, amaro e divertente quanto basta. Così come divertente e amara è la versione in questi giorni sul palco della Pergola, per la regia di Geppy Gleijeses, che vede nei panni di Teresa e Carolina, le due anziane cucitrici, Lucia Poli e Milena Vukotic, eccezionali nel loro modo di tenere la scena e di condurre artisticamente le danze, ma lasciarsi condurre nel testo, anzi stravolgere, da quella vita che per decenni era scorsa fuori dalla loro porta di zitelle. Due figure diverse caratterialmente e fisicamente, eppure complementari, entrambe perse, incantate dal fascino del nipote Remo, che donerà loro un po’ di quella gioia da sempre negata eppure le condurrà verso il lastrico, costringendole a ipotecare la casa, ma anche ad abbandonare la maschera di perbenismo dietro cui si sono nascoste. Fino a costringerle a lavorare persino per i contadini che vogliono farsi il corredo buono e salvarsi così dai debiti, quando la clientela nobile non ci sarà più. Un segno dei tempi che cambiano, così come la giovane ereditiera americana che alla fine si porterà via Remo, lasciandole da sole assieme alla fedele domestica Niobe con solo alcune vecchie foto.

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