L’informazione a costo zero.
E a posti di lavoro zero Crollano le copie vendute nelle edicole e in 4 anni sono 1.662 i giornalisti che hanno perduto il posto

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L’informazione è una cosa importante, senza dubbio. Basta però che sia a portata di mano, e soprattutto non costi niente. Insomma, in Italia l’edicola è fin troppo lontana per arrivarci, e un euro per un quotidiano appare ai più una spesa eccessiva nel rapporto costi-benefici. Tanto c’è la tv, si dice, e quella è gratis, canone a parte. E ora c’è anche internet, basta un clic e hai tutte le notizie che vuoi. Anche lì gratis. Tant’è che oggi i quotidiani hanno nei fatti dimezzato o quasi le copie complessive vendute rispetto a 25 anni fa, come segnala il 48° Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. Dall’anno record 1990 si è scivolati giù, passando da poco meno di 7 milioni a meno di 4 milioni di copie giornaliere. Mentre quanti dichiarano di poter rinunciare alla lettura dei giornali sono arrivati fino al 47% della popolazione, con il 20,8% che dice di far riferimento ai quotidiani on line e il 34,3% che invece consulta i siti web d’informazione. Dati preoccupanti sotto il profilo culturale, ma anche occupazionale, perché purtroppo ogni copia perduta equivale a un pezzetto di posto di lavoro che verrà inevitabilmente a scomparire. E infatti il numero dei giornalisti occupati continua a diminuire. Nel 2013 l’organico complessivo dei media ha registrato un calo del 6,1%, che in valore assoluto significa 602 giornalisti in meno rispetto a 12 mesi prima. Saldo negativo che sale a 1.662 unità se si allarga il periodo di riferimento al quadriennio 2009-2013, tra cui 887 giornalisti provenienti dai quotidiani (-13,4%) e 638 dai periodici (-19,4%). Eppure il numero degli iscritti all’Ordine dei giornalisti continua ad aumentare, arrivando a 112.046, anche se peggiorano le condizioni di lavoro, in quanto diminuisce la percentuale di dipendenti e aumentano notevolmente gli autonomi. Così che se nel 2000 il lavoro autonomo riguardava poco più di un giornalista su tre, nel 2012 i cosiddetti freelance erano già 6 su 10. E purtroppo un’inversione di tendenza non si vede. L’informazione si è frammentata, internet l’ha resa più a portata di mano ma ancora non ha saputo creare vera occupazione. Diminuiscono le possibilità di inserimento e di reinserimento professionale. Ma non si è persa la professionalità, c’è solo bisogno di saperla riconoscere e attribuirle un valore. (Ma.Ab.)

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