Renzi e Rossi, in due
per un posto al sole del Pd La ”rossa” Toscana in cerca di spazio tra corse alla premiership e alla segreteria

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Partito Democratico: stiamo lavorando per Noi. Se a tutti gli effetti il Pd è già un cantiere, a differenza di quelli stradali, cioè a cielo aperto, prima che adoperarsi per cambiare l’Italia bisogna infatti lavorare per rinnovare il partito dall’interno, o meglio rifondarlo, secondo il verbo più gettonato in questi giorni, e in questo a rischiare di venir meno sembra proprio essere il coinvolgimento diretto della base. Come se quanto avvenuto dai giorni delle elezioni in poi non avesse insegnato abbastanza.

Un cantiere in cui un ruolo importante sembra destinata a giocarlo proprio la rossa Toscana, con Matteo Renzi soprattutto, quello che già da tempo ha detto a chiara voce che serve una fase nuova, che bisogna guardare dritto verso il rinnovamento. “La mia ambizione è cambiare l’Italia e cambiare un partito che riflette sul suo ombelico”, ha chiosato in una delle ultime interviste poi da lui stesso riportata sul suo profilo facebook. Ma non c’è solo Renzi a volersi ritagliare un posto nell’assise dei padri rifondatori, come il governatore della Toscana Enrico Rossi, che però contesta a Renzi il desiderio di buttare tutto all’aria e ripartire da capo con chi ci sta e tanti auguri per chi vuole chiamarsi fuori. “Più che rifondare il Pd, che è una parolona e porta pure male, il Pd va costruito – ha precisato – perché é un partito così giovane e dobbiamo dedicarci a un impegno straordinario per strutturarlo. Renzi sbaglia perché ha troppa fretta, vuole andare a votare tra sei mesi e invece bisogna utilizzare questa fase per produrre quella svolta della politica di cui il Paese ha bisogno”.

Ma Rossi è tornato anche sulla sua proposta di tenere separate la figura del segretario e quella di un possibile premier, di puntare su un segretario che riesca a definire le nuove regole di convivenza e gli indirizzi del partito, conciliando le varie anime, ma per questo si tenga lontano dalle ambizioni di governo personali. Il Pd insomma per Rossi non deve essere visto come “un tram dove si sale per il successo personale politico, ma un partito di popolo a servizio del Paese”. Una teoria della divisione dei ruoli che sembra non andare troppo a genio ai renziani, anche se il sindaco aveva in un primo momento detto di non essere interessato alla poltrona di segretario (a cui potrebbe ambire invece lo stesso Enrico Rossi). Ma adesso le cose sono cambiate, perché se come lui stesso ha ipotizzato si dovesse dare vita a un governo che non duri più di sei mesi o un anno, non ci sarebbe il tempo per fare un nuovo segretario e allo stesso tempo trovare un nuovo candidato premier. Il Pd di ieri e di oggi ha dimostrato in questi giorni di non riuscire ad unirsi su uno solo di nomi, figuriamoci su due. A meno che il Pd di domani in questo non sia più malleabile. (Maurizio Abbati)

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