23mila lavoratori toscani senza cassa integrazione

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Non ci sono più soldi in cassa. O meglio per la cassa integrazione in deroga. Un giudizio unanime sull’insostenibilità della situazione e sui rischi di pesanti ricadute su lavoratori e aziende, è stato espresso, a conclusione dell’incontro, convocato dall’assessore al lavoro Gianfranco Simoncini, della Commissione regionale tripartita, che riunisce sindacati e associazioni di categoria. Nella riunione l’assessore ha riferito sugli esiti dell’incontro avuto a Roma con il sottosegretario al lavoro dell’Aringa. Il governo, ho ricordato, stanzierà altri 330 milioni per coprire le richieste di cassa in deroga per il 2013, anche se, quasi sicuramente, queste risorse non arriveranno prima del gennaio 2014. Il ministero delle finanze dovrebbe, a giorni, sbloccare il decreto, fermo da agosto, che ha predisposto lo stanziamento di 500 milioni, di cui 33 per la Toscana. Da lunedì 11 partiranno le autorizzazioni relative a questa tranche di finanziamenti. Con l’ulteriore stanziamento di 330 milioni, la Toscana dovrebbe ricevere altri 22 milioni.

“Sono risorse del tutto insufficienti – ha ribadito Simoncini – che qui in Toscana al massimo ci permetteranno di rispondere alle richieste pervenute fino alla fine di luglio. Mentre abbiamo, al 30 ottobre, oltre 6500 domande giacenti per un totale di quasi 23 mila lavoratori. Tutte le richieste arrivate da agosto in poi resteranno scoperte”.

Dalla Tripartita è venuta, unanime, una nuova richiesta al governo perchè si trovino con urgenza le risorse necessarie a rispondere a tutte le domande del 2013, sottolineando come, in caso contrario, i contraccolpi sarebbero pesantissimi sia per i lavoratori, che verrebbero messi in mobilità, che per le aziende, costrette in molti casi a far ricorso a procedure concorsuali. “In altre parole – ha detto Simoncini – se il governo non rivede le sue posizioni si rischierà un aumento dei licenziamenti, del contenzioso fra lavoratori e azienda e dei fallimenti delle imprese. Una situazione gravissima, a rischio di vera e propria conflittualità sociale”.

 

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