Poveri noi, sale fino
al 21% l’indice di miseria

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Esiste un indice monetario ed esiste un indice di gradimento, ma si può anche essere messi all’indice, come capitava una volta, oppure si può finire negli ultimi posti di quello che si chiama oggi Indice di povertà. Confcommercio valuta la situazione italiana e la tenuta sociale attraverso un suo  Misery Index Confcommercio (Mic), con cui misura mensilmente il disagio provocato dalla disoccupazione allargata, cioè comprensiva di disoccupati, cassaintegrati e scoraggiati che non provano neanche più a cercare un impiego. A questo dato si somma la variazione percentuale dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto. Ebbene il risultato finale è che quell’indice Mic che nel 2007 era del 7% e nel 2011 al 17,2% oggi è arrivato al 21%.

La spinta più grossa alla crescita del Misery Index l’ha data il nuovo peggioramento del mercato del lavoro registrato in aprile, quando rispetto al mese precedente gli occupati sono scesi di altre 18mila unità; a questo va aggiunto l’aumento di 22mila persone in cerca di occupazione, così che il tasso di disoccupazione ufficiale è passato dall’11,9% al 12,0% e oltre. Intanto il numero di giovani (15-24 anni) in cerca di occupazione ha raggiunto quota 656mila, mentre il tasso di disoccupazione giovanile ha superato il 40%. E non basta ancora, perché c’è da tenere conto del Neet, Not in Education, Employment or Training, cioè di quanti non risultano studenti e non sono iscritti a programmi di formazione, che ha passato i 2,2 milioni di persone.

Per restare in tema, potremmo dire che questa situazione è indice di un Paese andato incontro a un forte impoverimento del tessuto socio-economico, dove la forbice della ricchezza si è allargata in modo anomalo e dove cresce in modo preoccupante in numero di persone che rischia di precipitare in una situazione di dipendenza dai servizi sociali. (Maurizio Abbati)

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